In questa sezione del sito potrete leggere
e votare le Opere presentate al Concorso Nazionale di Poesia "Poeti
nel Web". I voti
ricevuti determineranno l'Opera vincitrice del Premio
Speciale Sito Edizione 2007.
RICORDI
Come perle
infilate ad un filo
una dietro l'altra;
come diapositive
senza vita
s'affacciano
alla mente,
dal profondo del cuore,
i ricordi.

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DROGA
Lacrime
di sangue
rigano
quel
giovane viso,
d'innocente ragazzo.
L'avventura,
la
facile illusione,
il gusto
dell'ignoto.
Ha
condotto su quella
orribile
strada
oramai...
il suo
approdo:
un'anonima panchina
di una
città estranea
tra
gente cieca.
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VIENI VICINO AI
MIEI OCCHI E SORRIDI
Vieni vicino ai miei occhi e sorridi,
le porte dell’aurora sono aperte
ed io e te ne varcheremo la soglia
fino alla fine di tutti i nostri giorni.
Le inquietudini accese si placano
e l’affanno degli anni svaniti
cede il passo ai sereni sospiri.
Vieni vicino ai miei occhi e sorridi.
Il vento ha cancellato le orme antiche
che indicavano al cuore la sua strada;
ma noi lo seguiremo ovunque vada,
anche quando le stelle saran spente.
Anche quando le tempie ingrigiranno
e il dorso delle mani sarà vizzo
come un frutto troppo cotto dal sole,
tu intonerai la vecchia canzone,
la canzone della vita che non si arrende.
Vieni vicino ai miei occhi e sorridi.

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NEL BIANCO BUIO CALDO
Dove andranno a finire le tue armate
di sogni e le tue nevi corsare di promesse
non vinte, quando, nel bianco buoi caldo
del nulla, il tuo stanco fiore
trascinerà con sè il feroce autunno
dorato?
Dove andranno a finire le scintillanti
note
del tuo muto canto, e le tue mani tese
verso un nuovo orizzonte, e la tua
inestinguibile sete, balenante nel tuo
inquieto sguardo di fanciullo tradito?
Dove andranno a finire i nostri ieri
luminosi e segreti, e tutti quei momenti
non ancora traditi,
e che nessuna legge potrà forse mai
soffocare nel vento, malgrado l’aspra
schiera che ancora si affanna
contro chi, fuori dal suo tetro cerchio,
un’ombra verde di vittoria attanaglia?
Oh, non rispondere, io sono qui.
Ricolma ancora d’oro il mio vago cuore
con un tuo nudo sguardo, ora che nulla è
fermo
ed io e te siamo forse l’unica, vera,
superstite,
incrollabile certezza.

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IL SUONO NON AVRA'
NESSUNA MUSICA
Il suono non avrà nessuna musica
della voce più flebile al tuo fianco,
e nessun cielo all’alba avrà il chiarore
di due occhi limpidi dentro i tuoi occhi.
L’ombra di un cuore sopra le tue mani
nessun bosco di platani nasconde,
ed il pianto felice del tuo sangue
ha l’impeto tranquillo delle onde.
Il giustiziere della tua tristezza
avrà un riccio dio sole tra i capelli;
avrà la rabbia fredda sulla fronte
di un fiero cervo ormai colpito a morte.

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GABBIANI IN
VIAGGIO
Scrutano le onde
i leggiadri gabbiani
in viaggio per mare.

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RAGGI PRIMAVERILI
Sottili raggi dorati
corrono spensierati
sui verdi ed estesi prati,
navigano nelle azzurre e profonde acque
per
scomparire all'imbrunire
tra
le piccole e basse onde
che
sussurrano all'orizzonte.
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DOV'E' L'AMICIZIA
Ombreggianti
pensieri,
agitano la mia mente,
pensando alla pallida amicizia.
Singhiozzi quotidiani frullando,
l'equilibrio
instabile,
nel tempo presente in bilico,
notano l'essenza
dell'esistenza,
con intrecci inespressi e ritmi ostinati.
Occhi nel valicare sofferenze,
stornando bugiardi abbagli,
si
ritrovano anormali profili,
e
finti abbracci tardivi.
L'amicizia sincopato geometrico!
Con idee nascoste inafferrabili,
mostrano svariate facce,
e
sonnecchiati vizi maliziosi.
Sfogliando pieghe
vedo soffiare,
premure
trasversali e carezze del vento.
Deluso
dall'insana umanità mi ritrovo,
ogni dì a
stendere nuova roba al sole.
L'infinita
tristezza lascia scivolare,
fiochi respiri
recisi,
incenerendo
disparati connotati,
pensa alle fidate
false coscienze.
L'amicizia del
male! Forse non s'accorge,
che l'inganno, è
seguito dalla morte.
Impassibile,
stanco dei fini senza fine,
libero anima e
cuore dalle sirene,
fino al sipario!
Plaudendo l'animale,
senza occhi
impuri, vivrò con i miei amori.
Sorrisi dimessi!
S'affideranno all'amore di "Dio".
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T'IMMAGINO NELL'IMMENSO
Nei spazi invisibili miro,
dimora del cielo e tacito sorriso.
Assorto tra sublimi riposi,
reclinato fisso il tuo ritratto,
sotto pendule foglie ricordo:
turgori di
quell'attimo infausto,
dove svanirono tuoi germogli belli.
Quel
giorno avvertii respiro greve,
felice
giocavi nell'orto,
con sorriso d'angelo sulla neve,
dispensavi chicchi di grano
ai
passerotti.
Con canti velati toccasti,
filo mortifero di una mina,
urli di dolore annebbiano il cielo.
Nell'arcuata volta lassù!
La guerra
imperante non può seguirti,
desideri, ora palpitano tra virgole di luce.
Abbagli di stelle mi dicono di raccontarti,
Frank, il tuo gatto visitò la tua tomba,
occhi
fosforescenti in lacera quiete,
sulla croce volevano chiederti!
Qual'era l'orco da graffiare.
Passerotti là dove, davi da mangiare,
non dimenticano il giocolio dei tuoi occhi,
nei svolazzi ti cercano con frulli d'ali.
Fiore crescendo nel cielo avvinci,
odio profano e lusinghe di guerre,
dall'infinito fai fluire gocce d'amore.
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DOPO LA PIOGGIA
Laggiù, in fondo a quel cielo di vetro
capovolto nello specchio
dove il sole si fonde con la luna,
il tramonto è già un’alba.
Al di là della siepe in fondo al giardino,
dove gli occhi non vedono oltre,
il buio è una luce
intensa quanto nera la sua ombra.
Dietro quel muro dov’è scritto W la pace
c’è una guerra,
i fiori di vento non hanno odore
ma il rosso del sangue per colore.
In questo mondo che s’allarga a macchia d’odio,
dove i sogni non fanno la felicità ma i soldi ci provano,
dove chi per specchio ha pezzo di vetro,
dove chi è in guerra con se stesso trova pace in fondo
alla siringa,
dove i bambini sono giochi per adulti,
dove il sabato la strada è un duello all’ultima curva,
in un libro
io scrivo e tu leggi che la pace è la guerra più lunga.
Tutti ci sentiamo colpevoli
per quel che non facciamo
mai abbastanza
eppure la sofferenza del prossimo
è un’ombra che ci appartiene,
diamole un nome ed una voce
fuori dal coro
che sgomitando urla forte
...c’è ancora amore!
da chiedere, prendere e dare,
dopo la pioggia
già ci aspetta il sole.
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INNAMORATO DI TE,
INNAMORATO PER SEMPRE
Innamorato della tua solarità,
ogni raggio è dolcezza interminabile
per i miei sensi.
Innamorato della tua infinita alma,
chiara come un diamante da serbare
in eterno.
Innamorato della luce che c’è in te,
che non ha timore
non ha dubbi di estendersi
là, dove c’è bisogno della tua forza,
della bontà,
del coraggio
e del tuo essere immensamente donna.
Innamorato della tua indole,
indole che fa di te una farfalla
che ha voglia di volare verso quell’azzurro…
e cercare un orizzonte pieno di
vita.
Innamorato del tuo grandioso battito,
cercandolo ovunque
ora lo sento anche nella profondità del tuo
immenso silenzio.
Innamorato del tuo volo,
del tuo essere,
della tua vita,
innamorato di te!
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C’ERA UNA DONNA
Ti ho conosciuta ch’eri già vecchia,
seduta su quella seggiola,
silenziosa guardavi dalla finestra,
l’imbrunire delle tue giornate...
... e in cortile le grandi oche bianche,
che al tuo richiamo, goffe, accorrevano
e non capivo...
... il perchè delle bucce d’arancia
che nella tasca tenevi...
... il profumo d’arance.
Non hai tempo
d’aspettare che venissi grande,
ti avrei chiesto le storie,
che i vecchi sanno così bene raccontare.
Ricordo la mia gioia per quando dicevi;
- Tien fàntuin sta’ paanca. -
Nonna, come ti sei affievolita
piano piano,
come quel dolce profumo d’arancia.
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BARBONE
Tu vecchio
che nelle brache hai defecato
che lordato di feci hai le scarpe
e che il grugno tuo del volto umano
ben poco conserva il ricordo
che i tuoi occhi sono spenti e affogati ormai
in quel rosso vino
che ha voluto rapido
evolvere il tuo destino.
Dimmi vecchio, qual portico o ponte
coglierà questa notte fredda e scura
le tue membra?
Qual cartone scalderà i tuoi cenci?
Quale avanzo attenuerà la tua fame?
... e qual viandante scruterà nel buoi,
con disgusto,
la tua sagoma addormentata
e si meraviglierà
di sentirti chiamare, tra il russare cavernoso
e regolare; - Mamma. –
Vecchio che giri a vuoto senza meta
come ultimo cane randagio e malato
che parli senza pensare
che ascolti senza capire
sei forse tu un terrestre?
Vieni forse tu da quel mondo che si dice
sia votato al progresso ed alla civiltà?
Dimmi vecchio, forse in quel mondo
è sconosciuta l’umanità?
Anch’io cado nello schifo e nel ribrezzo
nel vederti, e a te non voglio avvicinarmi.
Vecchio ti ho parlato di quel mondo
perchè
anch’io da esso provengo
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QUELL’ESTATE
Quell’estate avevo una bicicletta rossa.
Quell’estate ho pedalato tanto
con i capelli tuoi
che mi accarezzavano il viso.
La bicicletta andava
con noi due sopra
lungo l’argine del fiume.,
nei vialetti dei giardini
ti guardavo attraverso il riflesso
delle vetrine.
A cavalcioni della nostra bicicletta rossa,
ci siamo baciati arrossendo
mentre una coppietta di anziani
poco distante
ci additava sorridendo
la nostra giovinezza
si chiamava incanto.

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