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MADRE
(a mia madre Maria Angelica)
Sostavi sull'uscio della stanza,
d'ombreggiata penombra soffusa
ad inseguir pensieri
svaniti nel silenzio dei ricordi d'un
tempo ormai lontano...
Colori di campagne di giallo e di
carminio accese,
distese luminose di pioppi e di solari
faggi
e come allora, eran di luce gli occhi,
due stelle dentro al giorno della festa
mentre danzavi con le cugine tue sull'aia
agreste...
E al cuore porti ancora tu la gioia
di scherzi e giochi d'acqua alla fontana
e di argentine risa che or ti par d'udire
nel ricordo
per quei net'anni mamma, vestiti in
bianco col colore della festa,
adorni di promesse e di preghiere che
piano sussurravi...
Solenne il passo di quella processione
e tu con gli occhi bassi, tra il viola
acceso delle figlie di Maria
porgevi il labbro all'ossequioso canto
che s'elevava al cielo
come fiamma tremula e fluttuante di
quella pia candela
che a Dio donavi col tuo devoto cuor...
Ed eri così bella di fulgida purezza
avvinta,
che quando lui ti vide volle farti sua
sposa
e suggellar quel patto che ancora si
rinnova...
E di quei palpiti, delle speranze
e delle attese consumate nel calore di
un'estate
come le messi presto recise,
bruciate stoppie al campo per gli sparuti
uccelli migratori
che già l'autunno spinge a più ospitali
terre, che ne è stato?
Ora ti vedo
e il tempo non cancella quel sorriso sì
fulgido d'allora
ch'è specchio della tua fiera virtù,
paziente nell'attesa d'un premio che non
è di questa vita
di donna c'ha dato, senza mai pretender
nulla...
Mamma,
patisti tu del mio stesso dolor...
... E fosti tu a lavar l'abito bianco
per lei... del suo ultimo viaggio...
E sempre a lei attende ora il pensiero
al cuore mio di madre quanto al tuo
che mai non risparmiò di dare amore,
amore... la tua maggior virtù.
Gabriella MANZINI
Vignola
(MO)
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